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Guido Boletti porta a Parma i capricci dell'estetica::: (ALDO CASERINI - 2002)
Promossa e organizzata da D'Ars Agency, agenzia di progetti e
servizi per l'arte e gli artisti diretta da Grazia Chiesa si è
aperta a Parma, nelle sale della Popolare di Milano, una personale
del pittore lodigiano Guido Boletti. L'iniziativa rientra nel
programma della BPM "Con noi nell'arte" intesa a far
conoscere pittori e scultori italiani contemporanei.
Quarantatreenne, autodidatta, Boletti è artista di caparbia
operosità, autore di una pittura d'accumulo in cui dispiega
con freschezza elementi fantastici, improvvisazione, opposizioni
e doppi sensi figurali, gusto per la citazione, pareggiamento
di simboli e icone, segni che si fanno simboli, dimessi e forti
un tempo.
L'esperienza nell'uso degli acrilici maturata in oltre un decennio
di pratica pittorica e l'incontro con immagini immagini ora integre
ora divise con cui dispiega i temi prediletti, lo fa considerare
per certi aspetti un fauve, in ragione appunto del prevalente
elemento espressivo affidato al colore, usato puro ed acceso,
e, sia pure con qualche compiacenza decorativa, per trasferire
tensioni ed emozioni.
In questo suo fare pittura, in cui primeggiano sempre grafismo
aereo e palpiti vaporosi di luce-colore, l'elemento capriccioso
assume qualche ridondanza. Nell'ultimo corso essa appare, come
sempre, luminosa e libera e si coglie come il continuo divenire
di un moto gioioso, un senso di grazia fatto di luce e di sonorità.
Dove e come si collochi questo linguaggio è riportato nelle
enciclopedie: negli anni Cinquanta alcuni artisti si fecero propugnatori
della cultura popolare: i fumetti, la science fiction, la pop
music, i film, la pubblicità stessa. Queste manifestazioni
non avevano attinenza con ciò che generalmente si chiama
Estetica: erano solamente prodotti della cultura di massa e non
facevano assolutamente parte dell'arte. Ebbene, quei prodotti,
fatti propri da alcuni artisti americani, diventarono dei prodotti
artistici, la cui cultura non costituiva più l'essere,
ma soltanto il riferimento: l'origine si perdeva dunque a tutto
vantaggio della citazione.
E' in questo teatro 'pop' ormai reso permanente e globale, che
la pittura dell'artista lodigiano dii San Martino in Strada ricava
senso e piacere.
La ripetizione, spesso tale solo in apparenza, ne è una
connotazione culturale. La tipologia è più di culture
popolari extraeuropee. Basta pensare a quello che è dell'oggi,
alla musica ripetitiva o alla disco music, ai ritmi latino-americani.
Boletti soggiorna spesso in Brasile, e non a caso ama far sapere
che la musica è la principale fonte della sua ispirazione.
Anche se poi le venti opere portate alla Bipiemme di Parma portano
in evidenza nella loro vertiginosa mobilità piuttosto come
nell'arte contemporanea la percezione può cambiare frequentemente
di livello: rimpicciolisce, dilata, allontana, frantuma, ricompone,
avvicina o allunga la rappresentazione, disperde o recupera spazialità
passando di pannello in pannello. Con ciò si dovrebbe (si
potrebbe) intendere la capacità della società globale
di accettare il cambiamento, ovvero la flessibilità mentale
e di gusto che ha l'individuo di ricrearsi a seconda delle situazioni.
Attribuzioni e letture a parte, a noi pare che la pittura di Boletti
viva più sulla propria evidenza, sull'evidenza dei propri
strumenti: la creatività assunta e svolta nei termini di
attività specifica, indicativa di una concreta operatività
quotidiana e che, come tale, è anche elemento connettivo
e di raccordo con la società. E evidente: questo artista
non cerca e non poggia sul rimando a criteri più generali,
filosofici, poetici. Anche se poi, nella comunicazione, un certo
sentimento o richiamo lirico sembra farle da supporto significante.
In questi giorni il lodigiano è a Vicenza per realizzare
delle sculture. L'elemento, diciamo tecnico e fattuale, conosce
una nuova estensione dopo avere sperimentato numerose tecniche
(fusion glass, serigrafia, ceramografia, happening) che hanno
pragmaticamente legato al mercato il riconoscimento del proprio
lavoro e della propria qualità.
Una lettura più "tradizionale" non fatica a riconoscere
nei lavori esposti a Parma, col dato base della luminosità
coloristica quello di una costante presenza di aggregati surreali
"cucinati" insieme a richiami di esperienze affermate,
a una solida combinazione di simboli, al contributo emotivo individuale
ed esistenziale, al contestuale, all'etnografico ecc..
L'impostazione non intellettualistica consente a Boletti una resa
"pittorica" globale di grande unità e colore
percepita d'acchito. Rispetto alla produzione di qualche anno
fa il gesto si è fatto decisamente più libero ed
essenziale, meno imbragato dai percorsi ornamentali ed anche più
riflessivo, impegnato a scandire la materia pittorica secondo
andamenti ritmici, mischiando il dato informale e la sensibilità
per la comunicazione, fino a introdurre figurazioni che sono al
tempo stesso allusive e ricche di capacità informativa. |